Camino Inglés – da Neda a Pontedeume

06
febbraio
2016
#Trekking

Camino Inglés – da Neda a Pontedeume

Per me svegliarsi in un letto che non è il mio è già di per sé un avventura. Se poi quel letto si trova in una nazione che non è la mia l’avventura diventa enorme. Se addirittura quel letto si trova in mezzo a tanti altri letti, con tanti altri sconosciuti che in un modo o nell’altro stanno condividendo con me un viaggio…allora diventa qualcosa di epico.

Neda – Pontedeume: quando realizziamo che camminare a piedi fa venire fame e che in Galizia fa molto freddo.

Iniziamo a camminare quando il sole non è ancora sorto, quando tutto e tutti(a parte gli altri pellegrini) dormono, quando la giornata non è ancora veramente iniziata. Iniziamo a camminare coscienti dei nuovi chilometri che ci passeranno sotto le scarpe e…non vediamo l’ora.

Cerchiamo la concha, la nostra guida silenziosa, la nostra direzione in questo cammino. Seguire la conchiglia, quando sei un pellegrino sul cammino di Santiago, diventa parte integrante dell’avventura. Seguire la conchiglia non significa camminare sicuri della propria direzione, senza avere mai dubbi sul proprio percorso; la conchiglia è un’amica che ti da suggerimenti sulla strada da intraprendere, che ti consiglia la direzione e che ti accompagna, soprattutto questo, ti accompagna.

Se cammini da solo, avrai sempre lei come compagna di viaggio, se cammini in compagnia, fai a gara a chi l’avvista prima. Se hai dubbi, basta avere un’espressione spaesata e le persone ti indicheranno la strada di loro spontanea volontà, se non sei sicuro basta fermare qualcuno per strada, se la via è vuota suona un campanello, e se davvero intorno a te non c’è nessuno…aspetta, prima o poi un altro viaggiatore ti indicherà la direzione.

Pontedeume

Camminiamo fino ad una piccola cittadina, quel giorno c’è mercato. La nostra priorità è trovare un bar, perché in cammino sembra che quello che mangi cada in un pozzo senza fondo, e ti ritrovi continuamente affamato.

Cafè con leche, che assomiglia ad un caffellatte annacquato, che critichiamo ogni volta che ce lo ritroviamo davanti, ma che ti fa sentire così bene, così al sicuro quando lo ritrovi dopo tanti chilometri.

Mangiare per ristorarsi, per fare conversazione con i tuoi compagni e con il barista che immancabilmente ha fatto anche lui almeno una parte di cammino.

Mangiare perché il cibo è una scoperta quando sei in un paese che non è tuo, e non puoi non fermarti ad assaggiare. E il cibo sul cammino è più buono, non è una leggenda metropolitana o una sensazione personale. Chiedete a chiunque, cercate un pellegrino e vedrete che vi dirà che il cammino è come il sale: conferisce sapore alle cose, le fa sembrare incredibilmente buone e ti sembra di non aver mai mangiato un panino più saporito, un frutto più succoso.

Proseguire dopo le pause è sempre complicato. I muscoli si raffreddano, ti sei ambientato in quel bar che ormai sembra casa tua, e le sedie ti invitano a restare seduto. In cammino però non puoi fermarti troppo a lungo, c’è sempre la solita “corsa all’ostello”, e poi hai una sorta di senso di responsabilità interno che ti chiama e ti incita a ripartire.

Dopotutto, quando fai un viaggio a piedi sei allo stesso viaggio e meta, perché solo le tue gambe ti porteranno a destinazione, e se le lasci ferme…

Pontedeume

Arriviamo a Pontedeume dopo 16 kilometri.

L’ albergue è situato nel punto dove sfocia il fiume Eume, e offre una panorama meraviglioso.

Ci registriamo, mettiamo il “sello” che certifica i chilometri percorsi sulla nostra credenziale, e ci dedichiamo al meritato riposo.

Seduti sulla mano

Fuori piove, e piove..e il riposo si trasforma in noia. Prima di partire non avrei mai pensato di avere del tempo libero, e mi ritrovo a fissare il materasso del letto a castello sopra il mio, in attesa.

Chiacchieriamo con qualche altro italiano, salutiamo i pellegrini che continuano ad arrivare, compagni di un viaggio che percorriamo insieme e divisi allo stesso tempo. Rincontrare le stesse facce della prima ti porta ad aspettare gli sconosciuti con un po’ ansia: ti chiedi se arriveranno, se hanno proseguito per la tappa successiva, se li ritroverai. Commenti quella o quell’altra faccia, quelli che hai superato, quelli che hai lasciato indietro, e quelli che sono più veloci di te

Smette di piovere e andiamo a fare una passeggiata; il pellegrino/turista si sente un cavaliere ammirato e riconosciuto da tutti, perché nei suoi indumenti è scritto il racconto di un viaggio ben noto agli abitanti del luogo. Vestirsi male è d’obbligo, altrimenti non sei degno del viaggio che stai percorrendo. Indossi scarpe da trekking, giacca a vento e indumenti sportivi ovunque tu vada, che sia ristorante o bar, piazza o museo, i tuoi abiti dicono chi sei, e a discapito della loro apparenza, ti conferiscono un ruolo d’eccellenza.

Dev’essere questo il motivo che spinge Nadia a comprare il poncho più brutto di tutto il paese, sotto nostro consiglio ovviamente.

Oggi cena a base di tapas, Andrea e Vincenzo ci indicano un posto che avevano già scoperto nel pomeriggio, e accompagnamo il cibo con la meritata Estrella Galicia, la birra locale.

Tapas

Leggo nelle facce dei miei compagni: la stanchezza mista a soddisfazione personale di Nadia. Non la conoscevo prima di partire, e piano piano si sta aprendo al gruppo. Nadia è riservata in maniera elegante, è timida in maniera quasi commovente. Credo sia davvero fiera di se stessa, per essere arrivata fin qui.

Vincenzo è l’anima giocosa, gioiosa e cazzara del nostro gruppo: lui si stanca, ma va sempre avanti per primo, sembra quasi che abbia intrapreso una sfida con se stesso per dimostrare che non solo ce la può fare, ma può tranquillamente mettersi alla testa del gruppo. Affronta le salite di corsa, poi ti sfotte quando arriva in cima, e regala a tutto e tutti un incredibilmente utile aura di allegria. A dispetto della sua stazza fisica, Vincenzo alleggerisce il nostro viaggio grazie alla sua personalità.

Andrea…beh, non lo conosco abbastanza da poter riconoscere le sue emozioni, ma sembra abbastanza contento di essere capitato in mezzo a noi. Certo, lui è un tipo da movida, e spesso esce da solo a farsi una birretta alla ricerca di qualche altro amico con cui scambiare due chiacchiere, ma poi ritorna, alla fine ritorna.

Danilo è al suo secondo cammino, a distanza di anni si è ritrovato con noi, gruppo scombinato di pellegrini. Credo sia contento di esserci, credo abbia pensieri che lo attraversano che si intrecciano alle sensazioni del viaggio, credo che allo stesso tempo voglia di più e si senta frenato da qualcosa.

Forse non riesce a ritrovarsi nel ruolo di camminatore “semplice” , è sempre stato abituato a quello di guida. Lo vedo sereno nei momenti di gruppo, sono sicura che sia felice di aver intrapreso questo cammino in compagnia.

Elisa ancora non è arrivata, lei sta programmando il suo viaggio da Roma; ci vediamo tra poco.

Andiamo a dormire, ci diamo appuntamento per il giorno successivo, e ci addormentiamo tutti non appena poggiamo la testa sul cuscino. Quando ci accorgiamo che in Galizia fa molto freddo? Ogni volta che mettiamo il naso fuori dall’ostello: siamo ad agosto e ci sono 15 gradi. Più o meno tutti ci siamo equipaggiati con indumenti estivi, e “una giacchina, se la sera fa freddo”.

Qualcuno dice che hanno inventato un nuovo mezzo, si chiamano “previsioni meteorologiche”. Peccato che nessuno si sia preoccupato di controllare.

Faccio appena in tempo a pensare alle emozioni che hanno attraversato la mia giornata, prima di addormentarmi cerco di ricordare che devo inserirle nel progetto della mia vita.

Giulia Lai

Mappa interattiva

Distanza totale: 15202 m
Altitudine massima: 194 m
Altitudine minima: -2 m
Totale salita: 413 m
Totale discesa: -413 m
Scarica

Nessun Commento

Lascia un commento

XHTML: Puoi usare questi tag: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>