Il nostro Cervino – Cap.1

09
ottobre
2013
#Alpinismo

Il nostro Cervino, 56 ore – seconda parte

Negli ultimi giorni di luglio del 2012 ci ripresentiamo a Cervinia.
Questa volta non abbiamo fretta di scalare il Cervino, abbiamo una settimana di ferie e siamo decisi a fare le cose per bene. L’obbiettivo che ci eravamo prefissati non era solo quello di salire in vetta a quella splendida montagna, ma di farne l’attraversata. Volevamo salire lungo la normale italiana, percorrendo la Cresta del Leone per poi scendere in Svizzera seguendo la Hornli.
Il progetto dell’attraversata del Cervino era nato già l’anno prima, durante il ritorno verso casa. Volevamo che “il nostro Cervino “ fosse speciale in modo da non dimenticare mai quella scalata e in quel momento l’unica cosa sensata che ne uscì era appunto l’attraversata del Cervino.
Quando io e Gessica iniziamo a pensare a qualcosa da fare esageriamo sempre. Non riusciamo mai ad accontentarci e in pochi giorni vorremmo divorare un’infinità di cime senza fare i conti con la realtà. La realtà vuole che in montagna, alla fine, chi decide è il meteo.
L’idea originaria consisteva nell’ascensione di quattro cime che per noi sono un sogno.
Prima di tutto volevamo salire il Tribulaun, quello che io amo definire il Cervino della Val di Fleres.
Il Tribulaun con i suoi 3000 e rotti metri si presenta maestoso ed elegante. D’inverno il versante est coperto dalla neve è la copia della Hornli. La sua roccia tremendamente friabile lo rende pericoloso e precario. Il meteo instabile di quell’area lo attanaglia nella costante morsa di nubi e perturbazioni.
La seconda cima che volevamo fare era il Bernina, a dir la verità volevamo salire la Biancograt, scendere per la cresta opposta verso i Palù e se c’erano le condizione attraversare pure quelli … forse un po’ troppo pretenzioso, ma osare per noi è diventato uno stile di vita.
Se il fisico e il meteo ce l’avesse concesso il terzo obbiettivo era quello di scalare il Pizzo Badile. Lo avremmo attaccato lungo l’immenso spigolone di roccia che si erge dal Sas Furà per poi scendere lungo la via normale italiana, compiendo così un’elegante e splendida attraversata su un altrettanto elegante e splendida montagna.
L’obbiettivo principe era il Cervino. Era l’ultima, ma la più importante delle quattro cime che volevamo scalare.
Quando ci rendemmo conto che il meteo non era dalla nostra stravolgemmo il programma.
Ci dirigemmo verso la Valle d’Aosta, ove in quei giorni le previsioni indicavano una finestra di bel tempo, soprattutto per la giornata di martedì.
A un anno di distanza ci troviamo di nuovo a Cervinia per scalare il Cervino che nascosto tra le nubi non ci degna nemmeno di un saluto.
Andiamo alla Casa delle Guide. Entriamo, ed ad accoglierci c’era un anziana signora indaffarata a rispondere al telefono e dare informazioni ai turisti. Riconosco la voce, era la stessa che l’anno precedente mi dette le informazioni riguardanti le condizioni della via di salita.
La situazione che quella fredda e distaccata signora ci mise davanti agli occhi non era delle migliori.
La via di salita dal versante italiano era ancora attanagliata in gran parte da neve invernale, e per non farci mancare nulla la settimana precedente il nostro arrivo una forte perturbazione aveva scaricato nuova neve fresca sulla parete rendendone le condizioni della scalata pressoché impossibili. Nessuno, fino a quel giorno, in tutto il 2012 era riuscito a raggiungere la cima dal versante Italiano. Neppure le guide locali che avevano provato l’ascensione con i clienti avevano portato a termine la scalata. Le estreme condizioni della via di salita richiedevo una grande abilità di arrampicata su misto, era necessario procedere lungo tutta la via con i ramponi calzati e in alcuni casi era necessario l’impiego della piccozza.
Uscimmo dalla Casa delle Guide un po’ scossi, non avevamo ancora visto il Cervino e già incuteva soggezione. Pensammo che l’anno precedente le condizioni erano al dir poco favorevoli e c’eravamo fatti scappare l’occasione di salire la montagna dei nostri sogni.
Trovammo un posto dove accamparci per la notte. All’imbrunire mentre preparavamo la cena le nuvole intorno alla montagna si diradarono.
Il sole rosso tramontava colorando il Cervino di una luce incredibilmente affascinante.
Ciò nonostante, quella vista tanto romantica portava in risalto la neve che copriva la parete rocciosa e le colate d’acqua che bagnavano la via di salita.
Il sole calò definitivamente dietro l’orizzonte portando con sé nell’oscurità quella splendida montagna e tutto quello che dovevamo affrontare l’indomani.

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Il nostro Cervino - 4.478m

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